Vignola. Con Santonastaso alla scoperta di Mrożek e di noi stessi

Abecedario propone attraverso la successione di una serie di lemmi una visione spiritosa ma incisiva dell’esistenza degli esseri umani - uno specchio di ciò che tutti noi poi saremmo.

VIGNOLA Sławomir Mrożek è stato un autore polacco i cui testi trovano in un’ironia che talora si muta in sarcasmo lostrumento principe attraverso cui leggere il presente. Fustigatore delle contraddizioni alle quali conducono le convenzioni della vita sociale, nei panni del drammaturgo ha costruito farse che forse impropriamente sono state avvicinate al “Teatro dell’Assurdo”, per via della carica di nonsense che contengono, ma certamente assurdi sono tanti momenti grotteschi della nostra esistenza che grazie ad esse cerca, per lo più
riuscendoci, di stigmatizzare.

Ottima idea dunque è stata quella di Andrea Santonastaso di basare sul suo

“La vita per principianti. Un ABC senza tempo” lo spettacolo che ha realizzato per Emilia Romagna Teatro
Fondazione, presentato in apertura di stagione al Teatro Fabbri di Vignola.

Ottima perché consente ad un ampio pubblico di avvicinarsi ad un autore che in Italia non è poi così noto, ma altrettanto buona poiché i suoi testi, sagaci, pungenti, spiazzanti, divertenti fino al comico, in alcuni casi, in altri davvero profondi nella verosimiglianza con un quotidiano goffamente bizzarro, sono perfetti come base per la creazione di un teatro assai utile, al giorno d’oggi, capace di imporre una seria riflessione sulla realtà senza sprofondare nella seriosità di tante tragedie cosmiche contemporanee.


“Abecedario per imparare a vivere” è il titolo dello spettacolo che Santonastaso porta in scena assieme a
Simone Francia, con la collaborazione di Giovanna Agabio per le traduzioni. Gradevolmente essenziale
nell’allestimento, vorrebbe rivelarsi - attraverso la successione di una serie di lemmi che schiudono allo
spettatore una visione spiritosa ma incisiva dell’esistenza degli esseri umani - uno specchio di ciò che tutti
noi poi saremmo.

Raccontando, recitando, leggendo anche i racconti minimi di Mrożek distribuiti con
apparente casualità nella serata, lo spettacolo persegue quindi il desiderio di guidare a una specie di
introspezione chi vi assiste. Il problema, tuttavia, è che per riuscire davvero efficace avrebbe avuto bisogno
di una regia più compiuta, con a tratti qualche invenzione sorprendente per vincerne la progressione
piuttosto monodica dell’insieme.

L’umorismo ha dinamiche, tempi, stacchi quasi obbligati non meno del
comico vero e proprio se si protrae nel tempo, come accade per l’appunto in uno spettacolo teatrale, che
qui non sempre abbiamo colto. E alla fine rimane soprattutto il ricordo di alcune frecciate dell’autore giunte
dalla semplice lettura dei suoi testi.